Diario di Bordo
Riflessioni, esperienze, sfide e racconti sia del mio viaggio di sviluppo personale che di chi si è messo in gioco molto prima.
Di cosa sei realmente alla ricerca?
Un momento per fermarsi e riflettere
Traduzione e significato: Il video ci invita a riflettere su ciò che cerchiamo veramente nella vita. Spesso rincorriamo obiettivi esterni — successo, riconoscimento, possedimenti — senza chiederci se sono davvero ciò di cui abbiamo bisogno.
La vera ricerca è interiore: trovare pace, autenticità e un senso profondo di scopo. Non si tratta di accumulare, ma di scoprire chi siamo realmente e cosa ci rende completi.
"La risposta che cerchi fuori, spesso si nasconde dentro di te."
Countdown alla Prossima Avventura
Via Francigena
Data da destinarsi

Anteprima del video, da YouTube.
Un documentario su come vivere sulla Terra
Di cosa parla lo dice chi lo ha scelto: è un documentario su come vivere su questo pianeta. Si guarda qui sotto — titolo, canale e durata si leggono nel lettore.

Anteprima del video, da YouTube.
Itzhak Bentov: come si decodifica la realtà
Bentov era un inventore e ingegnere biomedico: costruiva strumenti clinici, e intanto scriveva di coscienza. Il libro con cui è conosciuto, «Stalking the Wild Pendulum», prova a descrivere la realtà come un meccanismo che si può capire — ed è il discorso che si sente qui. Si guarda sotto; canale e durata si leggono nel lettore.

Il golfo visto da sopra, come lo si vede sempre. L'articolo parla dell'altro lato. Immagine nostra.
Il golfo visto da sotto
In collaborazione con Spearfishing Naples
Il golfo di Napoli lo conoscono tutti da sopra: la cartolina da Posillipo, il profilo del Vesuvio. Sotto la superficie è un altro posto, e lo frequentano in pochi — quelli che ci sono cresciuti dentro. È anche la storia di Simone Ruggiero, un bambino diventato uomo pesce.
L'opportunità
Un mare conosciuto solo da sopra resta un panorama. Chi ci scende sotto lo impara come si impara un sentiero — e quel sapere, se viene scritto, è l'unica cosa che nessuna guida può copiare.









Ceuta: città spagnola sulla costa africana. La linea che la chiude verso il Marocco è il confine terrestre dell'Unione europea.
L'affaire Ceuta e la politica migratoria europea - Parte 1
Le migrazioni di massa come strumento di lotta politica: Pedro Sánchez accusa Russia e Israele di aver alimentato con la disinformazione la spinta verso Ceuta. Cosimo Risi ricostruisce il caso e cosa dice della politica migratoria europea.
Una soluzione possibile
Togliere il dossier migrazioni dal calendario elettorale: accordi bilaterali pluriennali su rimpatri e canali legali reggono alla pressione della cronaca, un decreto d'emergenza no.









Lo stretto di Gibilterra: quattordici chilometri d'acqua fra due continenti, e la frontiera esterna che l'Europa difende in comune.
L'affaire Ceuta e la politica migratoria europea - Parte 2
Seconda parte dell'analisi di Cosimo Risi sull'affaire Ceuta e la politica migratoria europea, in continuità con la prima.
L'opportunità
Fare del controllo delle frontiere esterne una politica comune finanziata da tutti: chi sta sul confine difende un bene europeo, non un problema suo.









Ucraina e Medio Oriente: i due conflitti di attrito permanente di cui parla l'articolo, sulla stessa mappa.
Poca pace e molta guerra
L'inerzia diplomatica europea e la gestione transazionale degli Stati Uniti alimentano conflitti di attrito permanente, dall'Ucraina al Medio Oriente.
Una soluzione possibile
Una diplomazia europea che parli con una voce sola: finché ogni capitale negozia per conto proprio, il continente resta un tavolo su cui altri giocano invece di un giocatore.









Il Parlamento europeo a Strasburgo: è davanti a questa plenaria che von der Leyen ha pronunciato il discorso sullo stato dell'Unione.
L'Europa o avanza o soccombe
Von der Leyen davanti alla plenaria: l'Unione è la garanzia della sovranità dei cittadini europei, e scorciatoie nazionali non ne esistono. Risi ne ripercorre l'elenco dei nemici del processo — i partiti sovranisti, la disinformazione russa, un'alleanza transatlantica che funziona male, lo squilibrio commerciale con la Cina che cresce di un miliardo al giorno — e aggiunge ciò che nel discorso manca: uno sguardo ai rapporti intraeuropei, con una Russia troppo grande per restare avversario permanente, dove la via d'uscita o è diplomatica o non è.
Una soluzione possibile
Decidere a maggioranza invece che all'unanimità: il discorso lamenta i dossier fermi — mercato unico, unione bancaria, fisco — ma finché basta un Paese solo a bloccare tutti, quel veto resta la leva su cui contano quelli che l'Europa la vogliono ferma.

Cielo di tempesta sul mare: il tempo che un navigatore impara a leggere prima di ogni altra cosa. Immagine di repertorio, non del viaggio di Luca.
Intervista con Luca: Il giro del mondo in barca a vela
Luca ha mollato tutto per inseguire un sogno: circumnavigare il globo in barca a vela. Due anni di oceani, tempeste, solitudini e incontri straordinari.
L'opportunità
Trasformare il racconto di chi è partito in un percorso ripetibile: tappe, costi reali, checklist. Così l'avventura smette di essere solo ispirazione e diventa qualcosa che si può preparare.

Una freccia sul Cammino: la direzione presa esclude tutte le altre.
Quando una scelta cambia tutto
Quelle decisioni apparentemente piccole che si rivelano dei veri e propri punti di svolta. Riflessioni sui momenti che ridefiniscono il nostro percorso.
Una soluzione possibile
Scrivere la decisione prima di prenderla, con le ragioni di entrambe le strade. Riletta dopo mesi insegna sulle proprie scelte più di qualsiasi manuale di crescita personale.
Articoli dei nostri autori
Voci e prospettive di chi scrive con noi
Il Viaggio
Simbolo dell’uomo che cambia
Nella vita di un essere umano, la ricerca di qualcosa ha un ruolo fondamentale e spesso, questo oggetto di desiderio è un luogo, fisico e non, una casa, una famiglia dove sentirsi apprezzati, appoggiati, a volte criticati, ma solo per spronare la parte migliore di noi stessi ad andare al massimo. La prima opera che ci fa entrare nella leggenda del viaggio è l’Odissea, la quale dà inizio alla cultura di esso come formazione, curiosità, cambiamenti, ma soprattutto, alla fine, Ulisse vuole soltanto fare una cosa: tornare dalla sua Penelope, dove stava bene, perché tutti vogliamo tornare in quel contesto che ci ha fatto amare ed essere amati. La dimostrazione di come un tema così antico, in una storia che lo è altrettanto, sia ancora attuale e impressa nel nostro immaginario, è l’uscita recente del film di Christopher Nolan “The Odyssey”, con protagonista Matt Damon nei panni di Odisseo, che cerca di reinterpretare leggermente il capolavoro omerico in chiave moderna, rimanendo però il più fedele possibile, almeno nella trama, all’originale. Esso rappresenta la sfaccettatura più primitiva del cambiamento e dell’avventura: si parte, si approda in tanti porti, ma alla fine il luogo che si vuole davvero raggiungere è quello che si definisce casa, la propria terra, ma nel frattempo si raccoglie sapere, saggezza e la nostra persona interiore subisce, per via di quello che i greci definiscono come fato, cambiamenti basati sull’esperienza. Ulisse, una volta liberata Itaca e sua moglie dai Proci, non riparte (o almeno l’opera di Omero non ne parla), la sua curiosità sembra ormai sfamata, e l’incoscienza che l’aveva caratterizzato è ormai sbiadita, probabilmente a causa delle tante persone vicine a lui morte a causa sua, alle ripercussioni tra gli dei e anche tutto quello che lo ha colpito. Rimane però, a mio avviso, una storia limitante (forse proprio per questo motivo Dante ne continua le vicende per inserirlo nell’Inferno come simbolo delle persone che, con la parola e l’ingegno, ha raggirato gli altri), probabilmente anche perché datata e primitiva rispetto alla ricerca narrativa delle epoche più moderne. Il motivo è che una volta che Ulisse ritorna nella sua patria, la storia finisce in una notte d’amore. Ma una comunità bisogna anche tenerla insieme, bisogna curarla e non sempre si è ben accetti in essa: a volte sei costretto ad andartene, per decisione tua o degli altri, ed odiare persone e luoghi che hai amato, lasciando straripare il risentimento. È proprio in quei momenti che nasce in maniera naturale la vendetta, sentimento principale del romanzo Il Conte di Montecristo, in cui il protagonista, Edmond Dantès, esiliato e condannato al carcere ingiustamente, dopo essere riuscito a fuggire, torna sotto falso nome, per un solo motivo: vendicarsi di coloro che lo avevano imprigionato. A poco a poco però, si rende conto che quella sua punizione colpisce persone innocenti, che quel sentimento quando adoperato, può moltiplicarsi all’infinito. È allora che il conte capisce che deve essere il tempo a dare la punizione a chi la merita e non lui. Una famosa frase appare alla fine del romanzo: aspettare e sperare, proprio così andrebbe affrontato quel sentimento che ci spinge a provocare pene verso coloro che si sono comportati in maniera sbagliata nei nostri confronti, persone di cui ci fidavamo, ma che ci hanno voltato le spalle nonostante fossero parte di quello che un uomo considera luogo di pace. Quella sensazione è normale, ma bisogna saperla canalizzare e lasciar fare al destino, senza che la vendetta trasformi anche la nostra di vita, in una ricerca continua di vedere gli altri stare male, perché se lo facciamo diventiamo esattamente come coloro che ci hanno fatto del male. Il nostro viaggio dovrebbe essere un modo per cambiare in positivo, cercare del bello in ogni piccola cosa, probabilmente molte volte dovremmo farlo senza cercare sempre dove fermarci, bensì goderci i momenti che ogni luogo, ogni piccola azione o persona ci donano. Nel Piccolo Principe c’è un viaggio enorme nell’universo, eppure i temi che si affrontano nascono da un qualcosa di piccolo: quando il Principe incontra la volpe cerca di capirne le ragioni della sua natura, è affascinato dalla rosa, quella che un giorno appassirà, come chiunque. Questa avventura serve a farci capire come vivere, cambiare atteggiamento e visione sulle cose, nella sua parte più essenziale: le relazioni personali, il perché dell’esistenza di qualcosa, la natura che ci muove e che ci dà un significato. Tutto quello che noi tocchiamo con mano vagabondando ci fa capire che siamo fatti tutti della stessa pasta: se si parla con qualunque essere umano, egli vi dirà sempre di aver provato amore come voi, di aver provato odio, tristezza, ma alla fine si cerca sempre di risalire da un pozzo senza fondo in cui, più ci si lascia prendere da emozioni negative, più si cade in basso. Il limite è solo il punto più inferiore che noi abbiamo raggiunto, però se ci si lascia andare si perde la bussola dei propri obiettivi. Il viaggio ha proprio la funzione di ritrovare il sentiero coperto dalla nebbia della nostra mente e continuare ad accettare tutto quello che incontriamo, sia gli ostacoli che le scorciatoie. Alla prossima avventura di parole. Remember to roar, always.
Articolo di prova — test autore
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